Caro Nenè,

ho conosciuto per caso il commissario Montalbano nel 2001 facendo zapping sulla RAI e strammandomi nel sentire il nome di Vigata. Siciliano fino al midollo, non riuscivo a ricordarmi un nome simile; credevo di aver capito male, forse è Licata, il paese dei miracoli di Sdengo Zeman, dei cocomeri (i muluni…)…

Invece ho scoperto un mondo: la mia Sicilia, quella vera, fatta di uomini e di umanità. Senza ominicchi e quaqquaraqquà.

Salvo Montalbano è un archetipo di eroe ma io amavo e amo Fazio e il dottor Pasquano e i suoi cannoli.

La scena degli uomini di Montalbano che lo onorano mangiando i cannoli in silenzio è pura musica dell’anima.

Come dice la mia amica Rosaria, hai fatto conoscere la Sicilia “senza coppola e senza lupara”. Quella dei miei nonni e dei miei amici che, quando li ricontatto dopo trent’anni, mi rispondono : “Ciao Sandro, come stai?” come se ci fossimo sentiti l’ultima volta tre giorni fa… o quella di chi si ricorda, dopo quarant’anni che, quando schiacciavo la veloce, amavo girarla verso sinistra o “ricevevo come Nassi e Innocenti” ma in difesa non ne pigliavo neanche una… 

La Sicilia meravigliosa che tutti i siciliani amiamo, soprattutto quando ne viviamo lontani.

Ti dovrebbero fare un monumento alto sei metri per aver regalato al mondo l’immagine con i suoi veri colori e sapori della Sicilia nelle tue meravigliose parole e per averci fatto amare, finalmente, il nostro dialetto. La nostra lingua latina, sintetica, diretta, efficace e chiara per chi “quando deve capire una cosa, la capisce”.

E questo monumento dovrebbero costruirlo a Porto Empedocle, come a Catania, a Roma o a Berlino. Anche a New York e Londra o a Castell’Arquato.

 

Grazie Nenè, ci mancherai enormemente

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